Come lasciare tutto e partire per lavorare all’estero

La sfida di Alessandra

Andare a lavorare all’estero: a volte una necessità, altre un bisogno di affermarsi o crescere a livello professionale, altre ancora un semplice desiderio di avventura. Scoprire luoghi nuovi e culture diverse, realizzare un sogno, un progetto, buttarsi nella mischia o, più semplicemente, cambiare aria per qualche tempo.

È proprio vero: ognuno ha la sua storia da raccontare, i suoi variopinti obiettivi, la sua lista di successi e di sconfitte, eppure il risultato non cambia. Il viaggio è sempre il miglior maestro di vita.

Ecco perché vogliamo condividere con tutti voi la storia di Alessandra Rovetta, intervistata per la rubrica dedicata al mondo del lavoro “Lavoro Domani” dal CEO di Corsidia, Duccio Armenise.

– Potete ascoltare l’intervista nella versione integrale su Youtube

La sua storia è fatta di emozioni contrastanti e sfide giocate contro le proprie paure. Alessandra infatti ci racconta che andare a lavorare all’estero è stato significativo non solo per la padronanza di una lingua o per la sua carriera, ma anche per il viaggio interiore che ha compiuto dentro sé stessa, mettendosi alla prova, uscendone trasformata. Diversa.

Ironia della sorte, tutto ha inizio con una cattiva notizia: è il dicembre 2018 ed Alessandra, giovane laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, dopo il secondo stage semestrale presso un’azienda, si ritrova disoccupata.

“Mi sono detta: adesso o mai più” è così che la nostra intervistata inizia a raccontare il percorso che l’ha condotta dall’aula di una scuola di inglese a Milano fino a Londra passando per un viaggio studio in Canada, in mezzo a tanti curriculum in inglese e colloqui telefonici “da incubo”.

Per qualche mese Alessandra frequenta un corso di inglese a Milano, presso la scuola “WorldBridge”, dove allena la conversazione e ripassa la grammatica fino a raggiungere il livello “B2”, cioè il livello minimo consigliato per cercare lavoro all’estero.

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Andare a vivere all’estero è ormai per lei un obiettivo irrinunciabile, inizia così ad inviare curriculum in inglese e fa alcuni colloqui telefonici in lingua. Non ricevendo esiti positivi prenota un viaggio studio organizzato da ESL a Vancouver, in Canada. E’ proprio poco prima di partire, però, che Alessandra riceve una notizia inaspettata: un’azienda ha rivalutato la sua candidatura ed è pronta ad aspettarla.

“Il Canada mi piaceva moltissimo: ero coccolatissima dalla signora che mi ospitava, un’attrice. Ogni mattina mi faceva i pancake, poi filavo a lezione dove per 5 ore facevo conversazione o esercizi. Essendo lì perché interessata a lavorare, ho fatto anche un corso specifico sulla ricerca del lavoro. E’ stato molto utile ma era come se fossi in vacanza. Mi sentivo in un ambiente protetto.”

Dopo un mese a Vancouver la nostra Ale vola in UK dove si trova catapultata in un mondo di ostacoli, burocrazia, documenti, obblighi, scadenze, usanze, convenzioni, cose da organizzare, da ricordare, da fare tutta da sola. Insomma un turbinio che la porta, per i primi due mesi, a dubitare fortemente della sua scelta.

“Sono arrivata a Londra il 28 marzo senza nemmeno il bagaglio e dopo 3 giorni ho iniziato a lavorare. Ho avuto davvero paura di non farcela. Ci ho messo due settimane per aprire un conto, tutti parlavano con accenti diversi e troppo velocemente. Sul lavoro poi, devi dare il 100% e non puoi permetterti sconti: devi scrivere documenti in inglese e ascoltare più persone contemporaneamente durante le riunioni. Ormai ci ho fatto l’abitudine, ma all’inizio è stata proprio dura.”

Lavorare all’estero, però, significa soprattutto vivere all’estero, cioè farsi nuove amicizie, tessere legami importanti, allontanarsi piano piano dal vecchio quotidiano abbandonandosi al nuovo. Adesso, dopo un anno, Alessandra ha la sua cerchia di amici con i quali esce a divertirsi, un fidanzato che la sostiene e la incoraggia, una dimestichezza acquisita rispetto ai modi di porsi, le convenzioni sociali, le abitudini semplici.

La storia di Alessandra può esserci utile perché ci dà spunti di esercizio e passione, di studio e di pratica, perché nonostante tutti i suoi dubbi e la sua dolcezza vediamo davanti ai nostri occhi una ragazza determinata e forte, che ha preso in mano la sua vita e l’ha modellata secondo i suoi desideri.

Eppure, tutte queste conquiste, queste vittorie, non fanno altro che volgere il pensiero di Alessandra verso l’Italia.

“Il richiamo di casa: quando sei via lo senti di più.
Infatti non credo che starò qui per sempre, voglio tornare a casa.
Le mie radici sono lì, e lì restano.”

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